Poco fa, durante la pausa pranzo in ufficio, stavo mangiando guardando l’unico telegiornale trasmesso a quell’ora, ovvero Studio Aperto.
Premetto che lo trovo di una tristezza disarmante e non lo considero neppure un telegiornale a tutti gli effetti, lo guardo solo perchè non ho alternative.
Parlavano, come penso sia naturale fare, delle vittime italiane di ieri a Kabul. La domanda era: “E’ giusto morire per Kabul?”
Ma che razza di domanda è?
Dopo 8 anni di guerra (e non missione di pace!), la situazione è peggiore di quella iniziale. La violenza è aumentata, la democrazia non è stata instaurata e oltretutto rimangono un sacco di ombre sulle vere motivazioni di questo intervento militare.
Mi domando spesso perchè non facciano tornare a casa tutti quei ragazzi, di tutti i paesi, e lasciassero vivere come hanno vissuto fino ad ora quelle popolazioni, così diverse da noi. Imporre il modello di civiltà occidentale ad un paese, ad un popolo che occidentale non lo è, mi suona come una forzatura dietro la quale ruotano solo interessi egoistici e di potere.
Io non so nulla nè di politica, nè di economia, di strategie militari e di accordi internazionali.
Penso solo che si fa presto a giocare a risiko sulla cartina del mondo, quando ad esporre la vita agli attacchi, non è chi gioca o le loro famiglie, ma poveri ragazzi, uomini e padri impegnati a fare il loro “dovere”, sicuri di voler fare solo del bene.
Concludo dicendo che la morte, in questo mondo, non può essere mai giusta quando è frutto di una guerra egoista.
La mia domanda allora è questa: Ci sarà mai un giorno in cui gli uomini “non impareranno più la guerra?” ….
Io credo di Sì.

